Napoli è un altro mondo

Ora l’ospedale, ma prima c’era stato l’asilo e poi la piazza popolare con le giostrine. Non esistono zone franche. Forse non sono mai esistite. E non c’è un altro posto come Napoli, una città in cui si spara in un pronto soccorso, si uccidono innocenti, si feriscono i bambini, si ammazza davanti alle scuole, dove non esiste un luogo in cui ci si senta veramente al sicuro.

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«L’amica geniale», oggi l’ultima puntata. E la Napoli che racconta ora si divide fra guerra tra i clan e siringhe

C’era la polvere al rione Luzzati e c’è ancora. Come se tutto fosse fermo, come se non ci fosse vento. Una polvere che fluttua nell’aria, che posandosi ingrigisce le case popolari, una patina sui muri, sulle finestre, sui campanili delle chiese, sulla gente. Il quartiere napoletano che fa vivere le storie de «L’amica geniale» , nel romanzo di Elena Ferrante e poi nella serie di Saverio Costanzo, lo ritrovi nella polvere, che sembra una presenza innocua e invece divora tutto. È un’altra Napoli, quella che non vedi mai, che non è ancora abbastanza periferia est, ma che proprio come quella zona è già dimenticata e sembra lontanissima. E invece la Stazione Centrale è a due passi. Quella senza lungomare liberato, ma con un lungo-discarica abusiva che dall’altra sponda si offre ai bambini rimasti nel quartiere popolato per lo più da nonni soli. I ragazzini si ritrovano tutti i pomeriggi all’oratorio o nei campetti di calcetto toccati da quella passeggiata per automobilisti e per gli spavaldi e impuniti trafficanti di rifiuti speciali.

Il pezzo: https://www.corriere.it/spettacoli/18_dicembre_18/amica-geniale-oggi-l-ultima-puntata-napoli-che-racconta-ora-si-divide-guerra-clan-siringhe-09a4c96a-02a4-11e9-aeef-bd27e207a202.shtml

 

Napoli, la Bagdad della Camorra: viaggio a 360 gradi nelle roccaforti dei clan, tra mamme pusher e killer ragazzini

È la nuova camorra che racconta se stessa. Un viaggio nei quartieri del centro storico di Napoli, patrimonio dell’Unesco e preda delle gang criminali. Un percorso filmato con una tecnica che mostra gli ambienti a 360° e che ci porta nelle loro roccaforti raccontate dalla viva voce degli affiliati ai clan. I loro dialoghi originali, molti dei quali mai sentiti prima, svelano ferocia, disumanità e miseria di giovanissimi che si combattono per contendersi le attività illecite in fette di quartieri.

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L’inquinamento ambientale a Napoli, le immagini mai viste

Disastro ambientale, traffico illecito di rifiuti, scarico al suolo di acque industriali, oltre alla violazione delle norme di sicurezza per i lavoratori. Sono alcuni dei reati contestati dal procuratore aggiunto di Napoli a una delle più grandi multinazionali del petrolio, la Kuwait spa. Gli indagati sono 29, tra questi i vertici della Kuwait e di altre aziende.

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Napoli, messaggi di morte dipinti sulle mura di una basilica del centro

San Paolo Maggiore, una delle chiese più belle nel quartiere dei Tribunali, imbrattata da una banda per sfidare i rivali. Il numero «17» e il ricordo di Emanuele Sibillo, baby boss ucciso 2 anni fa con la scritta minatoria: «Sentenza per sempre»

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«Giudice, l’ho ucciso io»: ecco perché confessano i baby boss di camorra

Vincenzo d’Onofrio, procuratore aggiunto ad Avellino spiega la strategia dei baby boss, manovrati dal carcere dai capi camorristi: «Ammettono la colpa, così la pena si riduce sensibilmente». La devozione con i tatuaggi delle bande.

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