Specchiettiste e testimoni: le bambine della paranza

Sorelle, madri, fidanzate o mogli. Non sembrano mai protagoniste. E invece c’è una paranza delle bambine che agisce nell’ombra, che accanto ai “uagliuni”, li guida, a volte li costringe, qualche volta subisce, spesso rinuncia, quasi sempre si piega. Siamo partiti dalle ribelli per arrivare alle messaggere dal carcere e in questa seconda puntata troveremo spie, istigatrici, compagne rassegnate. Susetta, Emilia e Gioia vivono in una strada che non promette nulla di buono: «La via della morte». Era detta così via Oronzio Costa nei mesi della faida delle paranze: da un lato i “bambini” e dall’altra i “capelloni” o, come si autodefinivano impropriamente con assoluta mitomania, “i ribelli”.

Qui il pezzo intero: https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/19_agosto_21/specchiettiste-testimoni-bambine-paranza-a2d76904-c3e6-11e9-9cd5-e8918a8264c8.shtml

Storia di Maria Cuocolo e del primo maxi-processo

Oggi sul Corriere trovate la seconda puntata di “Donne in nera “ con la vicenda di una criminale dei primi del ‘900 la cui storia si intreccia con il primo maxiprocesso per camorra e con uno dei primissimi eventi mediatici legati alla cronaca. Anche allora si parlò della possibilità che desiderio di visibilità e opinione pubblica condizionassero eventi e decisioni.

Qui il pezzo: https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/19_agosto_19/storia-maria-cuocolo-primo-maxi-processo-3ef456b0-c259-11e9-891b-6813efb67c7e.shtml

Donne in Nera – Il fascino feroce di Giuditta, condannata ad essere fantasma

Da oggi provo a raccontare, con una rubrica che si chiama “donne in nera “ dei fatti di cronaca che hanno come protagoniste le donne. È una cosa un po’ diversa dal mio normale lavoro d’inchiesta ma è una bella sfida fatta con il Corriere del Mezzogiorno e il direttore Enzo D’Errico.

Qui il pezzo: https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/19_agosto_08/fascino-feroce-giuditta-condannata-essere-fantasma-e7c7d766-b9a9-11e9-a96b-7a8e5f6f9071.shtml

Il tempo immutabile dei clan

Gli stessi clan da più di vent’anni che ora hanno imprese legali ovunque e inquinano l’economia sana. Tante bande criminali Di giovanissimi a presidiare un territorio parcellizzato che di fatto diventano eserciti sfruttati dai clan più potenti. Il traffico di droga con le mani nelle raffinerie sudamericane, il business del sistema dei giochi online per riciclare, l’occupazione di qualsiasi settore commerciale, l’utilizzo di colletti bianchi, professionisti, avvocati, medici, commercialisti, esperti di informatica, broker. Dico la mia sulla camorra e la relazione della direzione investigativa antimafia nell’editoriale oggi sul Corriere del Mezzogiorno.

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Quel potere smisurato degli statisti dell’antistato

Non mi impressionano i 100 arresti per camorra. Mi impressiona che Maria a piccerella è riuscita a scappare. Mi impressiona che in più di vent’anni i clan L’alleanza di Secondigliano si siano comportati come gli statisti dell’antistato gestendo interi comparti economici, gestendo strutture pubbliche come gli ospedali. Ecco perché la camorra ci riguarda tutti, non solo perché è violenta ma perché abita accanto a noi, perché è lì quando abbiamo bisogno di cure e ci sono le liste d’attesa pilotate, quando le formiche ci mangiano le lenzuola nelle corsie, quando facciamo un concorso, studiamo e siamo sempre scavalcati dal raccomandato, è lì a venderti la t-shirt alla moda che costa di meno, è lì quando apriamo un negozio e vengono a chiederci il pizzo o vogliono imporci dei marchi o c’è il commerciante che è espressione del clan e ti fa concorrenza in maniera sleale. Poi magari vai in difficoltà economica e le banche non ti ascoltano e così arrivano loro ad offrirti aiuto e, se accetti, da quel momento sei di proprietà del clan e non ne esci più. Questo mi impressiona. E mi riguarda. L’ho scritto nel mio editoriale sulla prima pagina del Corriere del Mezzogiorno che trovato online qui:

https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/19_giugno_27/quel-potere-smisurato-statisti-dell-antistato-c29bfe98-98bd-11e9-a179-975f29b0e2d3.shtml

Napoli è un altro mondo

Ora l’ospedale, ma prima c’era stato l’asilo e poi la piazza popolare con le giostrine. Non esistono zone franche. Forse non sono mai esistite. E non c’è un altro posto come Napoli, una città in cui si spara in un pronto soccorso, si uccidono innocenti, si feriscono i bambini, si ammazza davanti alle scuole, dove non esiste un luogo in cui ci si senta veramente al sicuro.

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L’indifferenza spara

Questo so fare, mettere i fatti in fila e provare a spiegare e questo ho fatto: Ci sono posti della città dove il male è diventato un brand: Scampia, Secondigliano, la Sanità. Del male di Napoli est e in parte del centro antico non gliene frega niente a nessuno. Quartieri che non sono buoni nemmeno per passerelle o set cinematografici. Troppo scomodi. Bisognerebbe far finta di non vedere che a San Giovanni ci sono le raffinerie che hanno avvelenato tutto. E come si fa? Lì l’odore ti graffia la gola. Bisognerebbe far finta di non vedere che c’è un centro antico patrimonio dell’Unesco con oltre 300 chiese chiuse e depredate, anfiteatri, bellezze mutilate e condannate all’invisibilità.

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I cento mafiosi italiani che fanno affari in Olanda con il narcotraffico. «E i tanti latitanti nascosti qui si mostrano come normali, simpatici italiani, bravi in cucina»

Dal coffeshop nel centro di Amsterdam base dei criminali negli anni ‘90 al grande smercio del porto di Rotterdam. Il capo della polizia olandese Wilbert Paulissen: «I tanti latitanti qui si mostrano come normali simpatici italiani, bravi in cucina».

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Ristorazione, attività turistiche, narcotraffico e rifiuti: così la criminalità italiana fa affari in Europa

Ndrangheta, camorra, sacra corona e mafia: la classifica della criminalità italiana che ha conquistato l’Europa. Il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho: «Le nostre mafie hanno portato all’estero soprattutto le proiezioni economiche della loro organizzazione.

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