I rischi dei cibi crudi

È recente la notizia della morte di un giovane che aveva mangiato pesce crudo in un ristorante nel napoletano; dalle indagini sembra che ci fossero tracce di salmonellosi negli alimenti. Come è possibile per il consumatore riconoscere un cibo sicuro, soprattutto nei numerosi ristoranti dove si può mangiare tutto, con la formula “all you can eat”, spesso a prezzi davvero bassi.

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“L’era degli scarti”

Sto leggendo con interesse “l’era degli scarti” di Marco Armiero che presenteremo il 17 dicembre a Mezzocannone Occupato con Vincenzo Tosti e Eleonora De Majo. E vedo rifiuti e disuguaglianze ovunque, soprattutto nelle relazioni, perché consumo e interesse personale sono sempre di più e sempre più in maniera subdola, al centro delle interazioni umane (da qui wasting relationships).

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Il racket delle case

Ve la ricordate la casa della novantenne occupata nella zona di Pizzofalcone a Napoli? Ecco come sono entrati: usando un flex per scardinare un cancello (strano che nessuno abbia sentito e visto niente, caspita che isolamento acustico queste vecchie case!). Chi è stato? Il cognome lo potete leggere sui muri del quartiere insieme a quello di un altro clan. Se avete la pazienza di seguirci su Rai tre – Mi Manda Rai Tre, vi faremo sentire un po’ di testimonianze, vedremo come hanno ridotto la casa della signora e cosa risponde il comune, oltre alla denuncia di Francesco Emilio Borrelli.

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I “cibi senza”

Negli ultimi anni sugli scaffali dei negozi e sulle tavole degli italiani è aumentata la presenza di prodotti “senza”: senza glutine o zucchero o latte o uova. Il giro di affari si attesta intorno ai 7 miliardi di euro: come si spiega questo boom di richieste da parte dei consumatori?

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L’agricoltura italiana fra agromafie e caporalato

Nella filiera agroalimentare, in Italia e all’estero, non si devono solo fare i conti con l’aumento dei prezzi dal produttore al venditore; da tempo c’è un’altra insidia: la criminalità organizzata che si annida nel percorso dei prodotti per raggiungere le tavole dei consumatori, mettendo in ginocchio produttori, imprenditori e creando un danno grave al Made in Italy e ai prezzi al dettaglio, che aumentano per mancanza di concorrenza leale.

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Gli aumenti della filiera agroalimentare e i rincari delle materie prime

Ho provato a capire perché a volte frutta e verdura sono carissime. Ai produttori vanno pochi spiccioli e noi per mangiare beni di prima necessità spendiamo tanti soldi. Che succede nel corso della filiera? Furbetti, capitalisti, caporali, mafiosi in un percorso ad ostacoli su e giù per l’italia.

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L’inquinamento dei fiumi italiani e le insidie degli investimenti online

Su RaiPlay la puntata di Mi Manda Rai Tre in cui c’è la mia inchiesta sul Sarno.

Un fiume rosso o nero, carico di immondizia, detriti e degli scarti della lavorazione del pomodoro: è quello che succede al fiume Sarno, colpito da un inquinamento gravissimo che coinvolge anche la rete idrica: la magistratura sta indagando per risalire alla fonte dell’inquinamento, un disastro ambientale che va avanti da quasi quarant’anni. Eppure le telecamere di “Mi manda RaiTre” hanno colto anche tratti di acqua limpidissima, in quel fiume inquinato.

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Per me una nuova sfida con le inchieste di Mi Manda Rai Tre

Pensavo a quante volte in questi anni ho dovuto voltare pagina. Tante. La maggior parte delle volte sono stata costretta per preservare la mia dignità e la mia libertà e per poter continuare a fare questo mestiere con la schiena dritta. La grande fortuna è che non ho mai dovuto fare passi indietro anzi sono sempre andata a migliorare e questo non è un fatto scontato. Sono contenta. Vado a fare il programma di servizio pubblico per antonomasia, Mi Manda Rai Tre che quest’anno ha una parte importante dedicata all’inchiesta giornalistica. E qui entro in gioco io. Nella mia prima inchiesta mi sono occupata del fiume Sarno perché alcuni telespettatori ci avevano chiesto di indagare. Lo abbiamo fatto e sono venute fuori una serie di responsabilità di aziende, ma anche di enti che per anni non solo hanno lasciato che nel fiume si sversasse qualsiasi cosa, ma soprattutto non hanno speso i tanti soldi (ce ne erano veramente una vagonata) per realizzare fogne, collettori e impianti riducendo un fiume che sarebbe una risorsa per il territorio in una vera e propria cloaca. Sappiamo che procura e carabinieri proprio in questi giorni stanno lavorando e aspettiamo i risultati. Nel frattempo noi abbiamo fatto la nostra parte di giornalisti. Ecco, riparto da qui, accanto ad un amico e professionista di rara bravura, instancabile lavoratore come Federico Ruffo (per me anche uno dei migliori conduttori in circolazione) e ad una squadra di autori e colleghi invidiabile. Aspettiamo i vostri feedback e le vostre segnalazioni.
P.S. a chi mi vuole male: io vado avanti a testa alta. E voi?

“Ezio Bosso, le cose che restano”

C’entro anche io con questo film a Venezia. Vi spiego che c’entro. Ezio Bosso era amatissimo ma anche molto detestato. Molti musicisti “classici”, quelli che hanno sputato sudore nei conservatori e nei teatri gli invidiavano il successo. E la sua disabilità diventava pomo della discordia. “Ehh lui fa i concerti, ha gli incarichi perché è disabile, perché fa pena, non è bravo. Non ci può dirigere, non ha capacità e competenze”, dicevano alcuni. Il confine tra la critica e la discriminazione è molto labile quando si parla di queste cose. Si rischia di essere violenti. E Ezio Bosso era uno che non la mandava a dire. Regiva eccome. Ma soffriva anche di questa sorta di emarginazione. Lui comunque era uno lontano da certi giochi. Nella musica come nell’accademia spesso vanno avanti i “figli di”, magari bravini ma non sempre eccezionali. Almeno nelle posizioni di rilievo e in quelle di potere. Sì deve sempre qualcosa ad un potente che magari ti mette davanti un figlio ( quanti ne ho visti anche nel giornalismo ). I musicisti figli o non figli non sono estranei alle frustrazioni soprattutto di fronte ad un talento che non comprendono e di fronte ad una persona libera. Ezio Bosso lo era, talentuoso e libero. E questa cosa dava fastidio. Emozionava, creava attenzione, portava alla musica classica e al teatro persone che altrimenti non si sarebbero mai avvicinate a questo mondo. Esiste una vittoria più grande? eppure i suoi colleghi lo boicottavano. Gli preferivano magari“il figlio di”. Meglio l’ordinario anche se distorto. Ciò che è straordinario spaventa sempre. Chi mischia le carte diventa scomodo. Ecco io cosa ho fatto. Sono entrata in questo spaccato della vita di Ezio Bosso che gli ha fatto dire “non ho il fisico per dirigere un ente lirico”. Penso che raramente ho incontrato tanta omertà, eppure sapete bene che normalmente mi misuro con temi che hanno a che fare con mafie e criminalità o comunque con fatti di nera.Nessuno voleva parlare di Ezio Bosso. Mi è quasi sembrato un caso. Nessuno voleva ricordare. In pochissimi hanno accettato di parlare di queste vicende E solo uno di comparire davanti alla telecamera. Strano no? Ovviamente questa è solo una distrazione che mi sono concessa dal mio o lavoro diciamo “normale ”. L’ho fatto con Giorgio Verdelli come già è successo per lo speciale di Vasco Rossi perché per fortuna me ne dà l’opportunità e soprattutto perché so che alla fine il prodotto che Giorgio realizza è sempre qualcosa di grande qualità e che è capace di lasciare una traccia. Il film è veramente particolare ed è alla Mostra del Cinema di Venezia. Giorgio Verdelli mi ha proposto questo lavoro mentre stavo affrontando una battaglia lavorativa molto complicata e molto dolorosa. Sinceramente penso che come in tante altre cose, chi mi ha fatto la guerra i festival del cinema di Venezia lo può vedere solo da spettatore o con qualche lauta marchetta.