Provincia Capitale, Rai 3. Il Vesuvio.

La puntata di “Provincia Capitale” dedicata al Vesuvio andata in onda su Rai3 il 3 marzo 2019 a cui ha partecipato anche Amalia De Simone.

Una capitale “vulcanica”, di terra e di fuoco, di miti e di culti antichi, di camorra e di eroi contro la criminalità: è il Vesuvio. Un luogo raccontato dalle sue “voci”, a partire da quelle di Raffaele La Capria che dà la parola al vulcano e di Bruno Leone, uno degli ultimi interpreti dei canovacci classici di Pulcinella, che propone tre parole chiave per comprendere il Vesuvio e le sue genti: montagna, fatalismo, passione. A Torre Annunziata, inoltre, Camurri incontra il giornalista Raffaele Perrotta per un viaggio nelle storie della cronaca, tra luci e ombre, mentre la collega Amalia De Simone, nominata da Mattarella Cavaliere al merito della Repubblica per il suo impegno nelle indagini contro gli affari della camorra, inquadra l’area dal punto di vista dell’illegalità. Un’illegalità contro la quale si batte anche Radio Siani, fondata nel 2009 da un gruppo di ragazzi tra i quali Giuseppe Scognamiglio e intitolata al giornalista ucciso dalla Camorra nel 1985. E lo stesso fa da cinquant’anni, nella sua palestra Boxe Vesuviana a Torre Annunziata, Lucio Zurlo, che attraverso lo sport combatte il rischio delinquenza. Degli antichi riti legati al Vesuvio che ancora si ripetono parla, invece, l’antropologo Paolo Apolito, mentre Catello Russo, re del mercato degli abiti usati, diventato fornitore di teatri d’opera e produzioni cinematografiche di tutto il mondo, spiega l’anima dei vestiti vecchi e la loro nuova vita. Edoardo Camurri, infine, “entra” nel vulcano con Francesca Bianco, sismologa e direttrice dell’Osservatorio Vesuviano, dove si tengono sotto controllo i parametri vitali della montagna e del suo cuore di fuoco. In chiusura l’Hyde Park Corner di Gianni Miraglia, con una lettera indirizzata agli abitanti di Pompei.

Amalia è dal minuto 14′ qui, oppure cliccando sulla foto in basso:

L’intervista di Scarp de’ Tenis ad Amalia De Simone

Che onore essere intervistata dal gruppo di Scarp de’ tenis Napoli. Ci siamo un po’ mischiati le vite… che in fondo, anche se in modo diverso, anche la mia è una vita di strada.

«La paranza dei bambini» vista dalle paranze vere: arrivano sicuri di sé al cinema. Ed escono piangendo

Sono andata a vedere la «Paranza dei bambini» di Claudio Giovannesi tratto dal romanzo di Roberto Saviano con la sceneggiatura di Maurizio Braucci e no, non ho intenzione di parlarvi del film e ovviamente mi astengo anche dalle inutili, paludose polemiche di questi giorni sul bene e sul male di Napoli. Solo che domenica sera a vedere il film al cinema Med nel quartiere di Fuorigrotta, c’erano tanti ragazzi delle «paranze». Quelle vere. Orologi tempestati di brillanti, orecchini, bracciali, collane da far impallidire gli ex voto della Madonna dell’Arco, barbe hipster ormai fuori moda ma omologate dal branco, pantaloni larghi sopra, stretti sotto e innaturalmente corti sulle caviglie, come per evitare le pozzanghere, e ragazzine al seguito avvolte nei visoni che sembravano appena uscite dal trucco e parrucco di una trasmissione della De Filippi, maschere tutte così simili e tutte abili a cancellare la freschezza della loro adolescenza.

Prima della proiezione era tutto un vociare di «Amò, fratammé, m’ea murì tu» (amore, fratello mio, e mi devi morire tu, espressione intraducibile che serve a sottolineare che si sta talmente dicendo una cosa vera da poter mettere anche a rischio la vita di una persona cara che in questo caso (tu) è l’interlocutore). Mi sembrava già così strano vederli varcare la soglia di un posto dove comunque si diffonde cultura. In fondo questa volta mi facevano quasi tenerezza, a gruppetti a seconda della provenienza di quartiere, un po’ a disagio si sfidavano con lo sguardo a cattivone in una tregua che sembrava voler dire: uagliù stiamo andando a vedere la storia nostra. E così tronfi delle aspettative su un racconto che speravano rendesse giustizia a quella finta fiera ma realmente precoce vita criminale, ordinati prendevano posto in sala, sicuri di mostrarsi «eroi oscuri» alle loro ragazze e soprattutto a se stessi. Continua a leggere

Il podcast della trasmissione Indie ‘e vene con l’intervento di Amalia De Simone

Il Podcast del terzo appuntamento con Indie ‘e Vene, seconda edizione, la rassegna di cantautorato e musica indipendente ideata da Toto Toralbo e a cura di FishEye Radio Stonata e Radio Siani la Radio della Legalità.
Sul palco del Cafè Street 45 il gruppo tutto al femminile Mujeres Creando, sei musiciste capaci di raccontare l’amore e la vita in tutte le sue forme, dando voce anche agli invisibili. E la giornalista Amalia De Simone che con la profondità delle sue parole invita a schierarsi con coraggio e ci ha regalato uno dei momenti più intensi di questa edizione.

Qui il podcast: https://www.mixcloud.com/radiostonata/indie-e-vene-mujeres-creando/?fbclid=IwAR0uma0oyNbRFT3P94MnCAq6gOFJb7HmxXO2ltpY_f6J6CdY7L-JMq3Nzw4

«L’amica geniale», oggi l’ultima puntata. E la Napoli che racconta ora si divide fra guerra tra i clan e siringhe

C’era la polvere al rione Luzzati e c’è ancora. Come se tutto fosse fermo, come se non ci fosse vento. Una polvere che fluttua nell’aria, che posandosi ingrigisce le case popolari, una patina sui muri, sulle finestre, sui campanili delle chiese, sulla gente. Il quartiere napoletano che fa vivere le storie de «L’amica geniale» , nel romanzo di Elena Ferrante e poi nella serie di Saverio Costanzo, lo ritrovi nella polvere, che sembra una presenza innocua e invece divora tutto. È un’altra Napoli, quella che non vedi mai, che non è ancora abbastanza periferia est, ma che proprio come quella zona è già dimenticata e sembra lontanissima. E invece la Stazione Centrale è a due passi. Quella senza lungomare liberato, ma con un lungo-discarica abusiva che dall’altra sponda si offre ai bambini rimasti nel quartiere popolato per lo più da nonni soli. I ragazzini si ritrovano tutti i pomeriggi all’oratorio o nei campetti di calcetto toccati da quella passeggiata per automobilisti e per gli spavaldi e impuniti trafficanti di rifiuti speciali.

Il pezzo: https://www.corriere.it/spettacoli/18_dicembre_18/amica-geniale-oggi-l-ultima-puntata-napoli-che-racconta-ora-si-divide-guerra-clan-siringhe-09a4c96a-02a4-11e9-aeef-bd27e207a202.shtml

 

Pino Daniele, il musical tra blues e camorra che ci ricorda la nostra antica condizione di migranti

Un gomitolo che si scioglie in mare. Un capo a chi parte e l’altro a chi resta. Tanto per non dimenticare che siamo stati anche noi dei migranti. Le onde, il vento e il tempo faranno il resto unendo e mischiando le storie. E’ il gomitolo di «Musicanti» l’opera pop ispirata all’eredità artistica di Pino Daniele che nel suo week end di debutto al Palapartenope di Napoli ha raccolto oltre 6 mila spettatori. Un successo che ha costretto gli organizzatori ad aggiungere altre tre date sotto Natale prima del tour in tutta Italia che toccherà Bari, Milano, Torino, Firenze, Assisi e Roma.

Qui il pezzo: https://www.corriere.it/spettacoli/18_dicembre_10/pino-daniele-musical-blues-camorra-che-ci-ricorda-nostra-antica-condizione-migranti-9d29629e-fc65-11e8-9879-765e1cc1d300.shtml

L’intervista ad Amalia del settimanale Confidenze

“Ama’ ma proprio tutti fatti miei devi dire alla gente ?”. Ecco Mio padre alla vista di questa pagina che Francesco Uccello mi ha dedicato sul settimanale Confidenze. Non ne ho amato particolarmente la titolazione ma voglio ringraziare il collega che è anche un talentuoso autore televisivo, per l’attenzione al mio lavoro. Soprattutto perché si parla molto della mia precoce indipendenza e dei miei genitori, con cura, grazia e anche con un sorriso. Poi che volete se mio pa e mia ma sono delle cape toste: in fondo la mela non cade mai troppo lontano dall’albero.

INTERVISTA AD AMALIA DE SIMONE. UN’EUROPA, MOLTE MAFIE

Nella puntata di #microfonoinmano, la nuova rubrica di Mafie sotto casa, l’intervista ad Amalia De Simone, giornalista d’inchiesta che da gennaio 2018, sul Corriere online, ha avviato una serie di videoinchieste a puntate sulla presenza della mafia italiana in Europa.

https://mafiesottocasa.com/13437/?fbclid=IwAR1nzwJyGIFbW10UK4rRyBUCFKrg8VWM6lLa_ZVB3wZvRVRt390EwZU2RPs

“Abbiamo un sogno nel cuore” anche in carcere

Imprevisto gioioso durante un’intervista ai detenuti del carcere di Eboli

Caso Riina: le notizie pesano più delle opinioni

Una commissione medica ha accertato che Totò Riina viene curato in carcere e che fuori dal carcere non potrebbe essere curato in un modo migliore. Per questo è giusto che resti al 41 bis, lui che è ancora il capo indiscusso di Cosa Nostra, lui che ha commesso stragi e fatti di sangue terribili. Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti l’ha spiegato molto chiaramente oggi rispondendo ad un ragazzo durante la cerimonia in cui ho avuto il privilegio di ricevere dalle sue mani il premio “civitas” (dell’associazione nazionale donne elettrici ANDE) per il mio lavoro. Ho letto tanto su questa questione in questi giorni. Ho letto opinioni accalorate e come sempre alla fine vincono i fatti. I fatti per il momento ci dicono che toto Riina è malato ma che in carcere (dove si trova)

 

 

riceve dignitosamente tutte le cure necessarie. La notizia è che questa circostanza è stata accertata e certificata da una commissione medica e viene riferita dalla massima autorità in tema di contrasto alla mafia. Le notizie valgono sempre più delle opinioni.