Giovanni Catena fu ferito da un colpo vagante in piazza Sanità. Nell’ultimo anno 5 morti innocenti.

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(6 luglio 2016) – Bisogna pregare che quell’intruso di piombo non si sposti da lì, ad una manciata di millimetri dalla spina dorsale. Quel proiettile che minaccia la colonna vertebrale di Giovanni Catena è l’effetto collaterale di una sparatoria di camorra. Era lo scorso 14 novembre ed era tardi. Giovanni aveva finito il turno nel pub el pocho nella piazza principale del rione Sanità e stava buttando i rifiuti nel cassonetto. All’improvviso arrivano i killer in motorino: sparano all’impazzata e uccidono il pregiudicato Pietro Esposito. Uno dei colpi raggiunge però anche Giovanni che si accascia in un lago di sangue. Alcuni ragazzi lo vedono e lo accompagnano in ospedale dove i medici riescono a salvargli la vita, una vita però ormai compromessa. «Al momento non capii nulla, sentivo solo sparare all’impazzata e poi persi conoscenza — racconta Giovanni calandosi il berretto sul viso e lanciando un’occhiata a sua moglie, una donna gracile e insieme fortissima —. Da quel momento tutto è cambiato: sono stato un mese in ospedale, continuo a fare terapie, ho una gamba offesa, mi stanco subito, non riesco a fare quasi nulla e vivo con l’incubo che il proiettile si sposti. Si, perché quel maledetto è rimasto lì, come promemoria dell’inferno che in certi momenti è diventato questa città». Giovanni avrebbe potuto essere l’ennesimo nome nell’elenco di una carneficina di innocenti rispetto al quale si rischia l’abitudine: 10 vittime in cinque anni, 5 solo negli ultimi 12 mesi. Sono tanti, soprattutto rapportati ai 41 morti ammazzati registrati dall’inizio dell’anno.

Il video: http://video.corrieredelmezzogiorno.corriere.it/vittima-sparatoria-clan-vivo-un-proiettile-schiena/6d75e982-4286-11e6-a86d-8989f37d0b26