Giornalismo come manifesto sociale

Mi sono presa due giorni per metabolizzare tutto ma oggi lo voglio dire quanto è stato importante e denso l’International Journalism Festival di Perugia. E’ stato un vero manifesto sociale. Per i temi, per la partecipazione, per le storie, per le notizie. Dai migranti e la forza di Aboubakar Soumahoro e le navi Ong come Open Arms, ai racconti di guerra di Paul Conroy, Marta Serafini, Nicol Tung, Amedeo Ricucci, Francesca Mannocchi. Dalle battaglie civili come quella di spiegare la transessualità ai bambini di Vladimir Luxuria a quelle che passano per il corpo e diventano politiche come per le Femen di Inna Shevchenko, al racconto e alla reazione dei sopravvissuti alla strage di Parkland. Dalla memoria del figlio di Dafne Caruana Galizia ai colleghi perseguitati ma mai domi come Maria Ressa. Si è parlato di mafie con me e le mie socie e soci (Floriana Bulfon, Alessia Candito, Federico Ruffo, Ivan Zazzaroni) ma soprattutto con Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, Roberto Saviano, Federico Cafiero de Raho. Ha detto tutto molto meglio di me nella sua bella performance serale Beppe Severgnini. Per quanto mi riguarda l’incontro con i giovani venuti da tante parti del mondo, le belle parole, il confronto, la speranza… Posto la foto di questo giornalino fatto da ragazzi, giovani colleghi Friulani: “non abbiamo molti soldi e quindi non possiamo farlo uscire spesso ma per noi è un grande esercizio di libertà”.