Finisce il mondo se non sappiamo raccontarlo più.

Finisce il mondo se non sappiamo raccontarlo più.
Finisce in quella cortina apparentemente invisibile e invece più densa di certe vite al limite che si chiama indifferenza.
Allora l’unica strada per tutti è la scelta. Sceglie chi guarda. Sceglie chi mostra. Sceglie chi crea. Morales sceglie di seguire Picasso quando dice che l’arte è un’arma, è un modo per combattere. Sceglie quando la fa diventare un atto politico. Perché forse l’arte per l’arte non esiste più o non è mai esistita, soprattutto se questo concetto così complesso diventa solo merce da consumare, come divertimento, come speculazione e mero vantaggio economico o come evento mediatico. –
Se avete voglia di andare oltre le polemiche scatenate da Matteo Salvini (si lui e non un’opera d’arte), allora continuate a leggere questo testo che accompagna la mostra di Salvatore Scuotto. Quello che ho scritto avrebbe dovuto essere solo una parte dell’esposizione, una sorta di accompagnamento insieme alle foto meravigliose di Sergio Siano e sì, sono orgogliosa che Salvatore me lo abbia chiesto e sì lo rifarei altre cento volte e quindi non chiedetemelo più. Invece oggi è il modo che ho per spiegare quello che non andrebbe nemmeno spiegato. Ieri è stata una serata magnifica. Ho visto gente commossa, ho sentito discussioni, ho raccolto incoraggiamento e voglia di fare, proposte per future esposizioni. Ho assistito anche a tanta servitù, ho saputo di messaggi intimidatori alla gallerista, abbiamo subito la manipolazione dell’ex ministro dell’Interno che addirittura si è prodotto in un videomessaggio. Ignorante. Perché ignora ciò di cui pretende di parlare. Oggi ne parlano tutti. Siamo finiti nel tritacarne? Forse. Ma non saremo mai strumento di una propaganda che avvelena e anestetizza. Se volete sapere chi sono la Sinera, la Mamma Negra, Morales o gli zombie delle “pacchia è finita”, allora continuate a leggere.

Continua a leggere