Napoli è un altro mondo

Ora l’ospedale, ma prima c’era stato l’asilo e poi la piazza popolare con le giostrine. Non esistono zone franche. Forse non sono mai esistite. E non c’è un altro posto come Napoli, una città in cui si spara in un pronto soccorso, si uccidono innocenti, si feriscono i bambini, si ammazza davanti alle scuole, dove non esiste un luogo in cui ci si senta veramente al sicuro.

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L’indifferenza spara

Questo so fare, mettere i fatti in fila e provare a spiegare e questo ho fatto: Ci sono posti della città dove il male è diventato un brand: Scampia, Secondigliano, la Sanità. Del male di Napoli est e in parte del centro antico non gliene frega niente a nessuno. Quartieri che non sono buoni nemmeno per passerelle o set cinematografici. Troppo scomodi. Bisognerebbe far finta di non vedere che a San Giovanni ci sono le raffinerie che hanno avvelenato tutto. E come si fa? Lì l’odore ti graffia la gola. Bisognerebbe far finta di non vedere che c’è un centro antico patrimonio dell’Unesco con oltre 300 chiese chiuse e depredate, anfiteatri, bellezze mutilate e condannate all’invisibilità.

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Il volto oscuro del trash

Oggi mi è stato chiesto di scrivere un editoriale sul Corriere del Mezzogiorno su tutta la vicenda delle nozze trash del neomelodico e della vedova di un boss degli scissionisti e del figlio di lei, che ieri ha staccato un orecchio ad un rivale in amore e ha aggredito la ex fidanzata. Io credo che certa violenza diventi normalità per chi ha il male sotto gli occhi tutti giorni e per chi ne mangia il pane. E penso che una città ferita dalla camorra come Napoli, non possa permettersi di dare asilo politico a giochi di business, di consenso e forse anche di potere intimidatorio oltre che ribalte pop a chi di camorra ha vissuto. Altrimenti dimostrino gli sposi che tutto quello sfarzo è frutto di un lavoro onesto e corretto anche dal punto di vista fiscale, che le esibizioni ai matrimoni non vengono pagate in nero, che mai la signora ha attinto al tesoretto del clan. Sicuramente sarà così. E si trovano facendo, spieghino anche come mai furono fatti sparire i bossoli esplosi fuori alla casa discografica del neomelodico con una calibro nove. Se volete, il pezzo è sulla prima pagina del Corriere del Mezzogiorno di oggi e anche a questo link:

https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/19_aprile_26/volto-oscuro-trash-afa7f606-67f9-11e9-8e68-9241359ff84b.shtml

Giornalismo come manifesto sociale

Mi sono presa due giorni per metabolizzare tutto ma oggi lo voglio dire quanto è stato importante e denso l’International Journalism Festival di Perugia. E’ stato un vero manifesto sociale. Per i temi, per la partecipazione, per le storie, per le notizie. Dai migranti e la forza di Aboubakar Soumahoro e le navi Ong come Open Arms, ai racconti di guerra di Paul Conroy, Marta Serafini, Nicol Tung, Amedeo Ricucci, Francesca Mannocchi. Dalle battaglie civili come quella di spiegare la transessualità ai bambini di Vladimir Luxuria a quelle che passano per il corpo e diventano politiche come per le Femen di Inna Shevchenko, al racconto e alla reazione dei sopravvissuti alla strage di Parkland. Dalla memoria del figlio di Dafne Caruana Galizia ai colleghi perseguitati ma mai domi come Maria Ressa. Si è parlato di mafie con me e le mie socie e soci (Floriana Bulfon, Alessia Candito, Federico Ruffo, Ivan Zazzaroni) ma soprattutto con Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, Roberto Saviano, Federico Cafiero de Raho. Ha detto tutto molto meglio di me nella sua bella performance serale Beppe Severgnini. Per quanto mi riguarda l’incontro con i giovani venuti da tante parti del mondo, le belle parole, il confronto, la speranza… Posto la foto di questo giornalino fatto da ragazzi, giovani colleghi Friulani: “non abbiamo molti soldi e quindi non possiamo farlo uscire spesso ma per noi è un grande esercizio di libertà”.

Al Festival del Giornalismo di Perugia

Abbiamo discusso di corruzione, infiltrazioni mafiose nel calcio, mafie internazionali. Grazie ai tantissimi che sono stati con noi, a chi è stato in fila per più di un’ora, a chi ha fatto tante domande. La conoscenza e lo scambio di informazioni rende liberi.
Grazie ad Arianna Ciccone e al Festival internazionale del giornalismo, ai miei compagni di viaggio Floriana Bulfon, Alessia Candido, Ivan Zazzaroni, Federico Ruffo, Sigfrido Ranucci, Raffaele Cantone.

Gli indagati per lo stupro a Napoli, perché pagano sempre i più deboli?

Il titolo già dice tutto: “Perchè pagano sempre i più deboli?”
Al Corriere abbiamo uno dei blog più belli e letti del panorama italiano. E’ un blog storico, uno spazio di libertà che ha consentito tante battaglie, soprattutto contro disuguaglianze e violenze di genere. E’ la 27esimaora e per me è molto bello che abbia voluto pubblicare il mio commento, pubblicato stamattina su fb sulla vicenda dello stupro nell’ascensore della circumvesuviana.
Qui il link al pezzo.

Non riesco a non pensare che alla fine sono sempre i più deboli a dover pagare più degli altri. Al fatto che dei giudici trovino normale che tre persone abbiano rapporti sessuali in un ascensore della circumvesuviana con una ragazza che, con dovizia di particolari definiscono nella motivazione di un provvedimento di scarcerazione, affetta da gravi disturbi psichici, che di questi problemi i tre «poveri» maschi dall’ormone incontenibile sapevano e che tutto questo sia ritenuto lecito.

Non riesco a non pensare che alcuni colleghi abbiano riportato tutti tutti tutti i dettagli più intimi della patologia della ragazza, perfino le confidenze fatte allo psicologo che la assiste e che normalmente sono coperte da segreto professionale.

Perché? Ci sono tanti modi per spiegare evitando di violare privacy e intimità ed evitando anche una sofferenza in più a questa ragazza fragile. Dice… ma è una vicenda di pubblico interesse che ha suscitato tante polemiche soprattutto sulla decisione dei giudici e poi è tutto pubblico in quanto depositato nella sentenza.E allora che si fa? Per riparare «l’onore» dei togati, i giornalisti necessariamente devono passare sopra tutto e sopra anche il dolore di una donna?
E poi perché non ricordare con la stessa forza che comunque c’è un referto medico che certifica lo stupro e che la polizia aveva fatto indagini e la procura le aveva approfondite sulla scorta degli stessi elementi in mano ai giudici del riesame, giungendo a conclusioni opposte tanto da arrestare i tre?

La vicenda giudiziaria è quindi tutt’altro che chiusa ma oggi pare che sia il momento di beatificare tre povere vittime della giustizia e dell’opinione pubblica forcaiola. Peccato che quei tre, se le cose stanno come scritto nelle motivazioni del riesame, per me si sono comunque approfittati di una ragazza in grave difficoltà. Peccato che come avvenne per la povera Tiziana Cantone, anche se con modalità diverse, oggi della ragazza della circumvesuviana si conoscono particolari di una intimità che mai andrebbe violata. E invece lo si è fatto. Con la speranza che le conseguenze di tutto questo non diventino ancora più drammatiche.