Mia Martini, il documentario e «Almeno tu nell’universo» cantato dalle detenute

Ho voluto chiudere questo pezzo con la parola “fortuna”. Si, perché Mia Martini è stata una fortuna nella storia della musica e nella vita di chi ha voluto ascoltarla. Forse bisognava dirlo prima. Forse. Per curare quella vita fragile. Lo sapete che quando si spense stava ascoltando “Luna rossa”? Aspettava il letto della sua casa nuova. Era la prima notte che dormiva lì. Si addormentò, purtroppo per sempre, con Napoli nelle orecchie. L’ho scoperto grazie a Giorgio Verdelli che ha realizzato su di lei un film emozionante, pieno di notizie inedite, filmati mai visti, testimonianze appassionate. Andrà in onda stasera alle 21.20 su Rai 3. Nella carrellata su “Almeno tu nell’universo” tra Elisa, Serena Rossi e Maurizio Fabrizio, Giorgio ha generosamente inserito anche le detenute del carcere di Fuorni che cantano con Assia Fiorillo e che sono le protagoniste del documentario che sto realizzando in questi mesi. E’ un modo bellissimo per tendere la mano a chi è invisibile e considerato reietto. Ho conosciuto Mimì tanti anni fa e, da quello che ho visto, a lei tutto questo sarebbe piaciuto molto. Grazie Giorgio. Ho avuto la fortuna di vedere il film in anteprima e ho scritto sul Corriere il mio punto di vista.

Lo trovate qui: https://www.corriere.it/spettacoli/20_febbraio_27/mia-martini-documentario-almeno-tu-nell-universo-cantato-detenute-ee5f4420-57be-11ea-a2d7-f1bec9902bd3.shtml

Giù le Vele di Scampia, ecco cosa resta del supermercato della droga più importante d’Europa

I comitati: «Abbattila e abbatti anche tutti i pregiudizi su Scampia». Qui venti anni fa la camorra, «l’antistato», si sostituiva allo Stato e creava welfare, dando lavoro illegale (e morte) a ragazzini.

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L’azienda per il compost costruita con i fondi europei oggi è una discarica abusiva (e nessuno fa niente)

C’era una volta un’azienda che produceva compost azotato bio, si trovava ad Orta di Atella, un comune nel casertano, nel pieno del triangolo della terra dei fuochi. Questa azienda fu costruita nel 1998 grazie ai fondi europei. Oggi è una discarica abusiva. Un rudere pieno di materiali di scarto industriali, tessili, vernici, colle, liquami e amianto. Tutto intorno c’è la campagna. Uno spreco di soldi comunitari è uno scempio terribile in una terra già martoriata dagli sversamenti illegali di rifiuti tossici.

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Così la testimonianza dura di Annamaria ha dato la forza a un’altra donna di parlare e vincere la paura

L’incontro con Anna Scarfò delle donne di San Giovanni a Teduccio a Napoli, la testimonianza, le parole. E quella donna che in disparte ha chiesto di incontrarla dopo essersi rinchiusa in casa per paura.

(30 gennaio 2020) – La chiamavano «malanova» e cioè cattiva notizia. In Calabria, lo spiega bene anche un bel libro di Cristina Zagaria, lo si dice a chi viene percepito come un’ untrice a cui bestemmiare contro, una che va tenuta lontano. Eppure Annamaria non ha fatto niente di male. Il male invece, lo ha subito fin da quando aveva 13 anni e si innamora del ragazzo sbagliato. Fino ai 15 subisce violenze e torture da parte di un branco di uomini, poi la denuncia, una vita difficile e un lento riscatto.
Alcuni giorni fa la sua testimonianza è arrivata alla periferia napoletana di San Giovanni a Teduccio dove la camorra spara e cerca di imporre la sua subcultura di sopraffazione di gretto maschilismo, di miseria umana. Proprio lì, la presidente della fondazione famiglia di Maria Anna Riccardi ha voluto che Anna Maria Scarfò portasse la sua storia tra le signore del rione napoletano perché sapeva che quello della violenza sulle donne non è un problema sconosciuto nel quartiere.

Qui il video e il pezzo: https://www.corriere.it/video-articoli/2020/01/30/ho-subito-violenze-fin-piccola-cosi-testimonianza-dura-annamaria-ha-la-forza-un-altra-donna-parlare-vincere-paura/8eeb4eba-4343-11ea-bdc8-faf1f56f19b7.shtml

Pino Daniele e l’«appucundria»: quanto ci manca uno che sappia raccontare Napoli con amore. E rabbia

“Appucundria” è quando la malinconia ti mangia lo stomaco e ti senti triste, solo, incompleto. Io l’ho capita veramente un pomeriggio di cinque anni fa quando ci ritrovammo in migliaia in Piazza del Plebiscito a cantare a casaccio e a squarciagola l’eredità di Pino Daniele. Parto da qui per provare a dire che manca una musica che non sia da “uso e consumo” e vada oltre Napoli. Per questo manca Pino Daniele. Se volete lo spiego in poche righe qui sul Corriere.

Napoli, i proiettili contro i bambini strappati alla camorra: «Mio padre in carcere è felice che io manifesti contro i clan»

Viaggio dentro la fondazione «Famiglia di Maria» nel rione Villa, a San Giovanni a Teduccio, uno dei più a rischio di Napoli. Qui spesso ci sono sparatorie e i giovanissimi vengono arruolati nelle paranze. Il progetto della Digita Academy dell’Università Federico II e della fondazione per aiutare i minori.

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